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Il credito di imposta per il riacquisto della "prima casa" (articolo 7, commi 1 e 2, della legge 23 dicembre 1998, n. 448), come precisato dall'Agenzia delle Entrate con la Circolare n. 18/E del 2013 ("La tassazione degli atti notarili – Guida operativa – Testo unico dell'imposta di registro, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1986, n.131"), può essere utilizzato alternativamente:

  1. in diminuzione dell'imposta di registro dovuta in relazione al nuovo acquisto che lo determina;
  2. per l'intero importo in diminuzione delle imposte di registro, ipotecaria, catastale, sulle successioni e donazioni dovute sugli atti e sulle denunce presentati dopo la data di acquisizione del credito;
  3. in diminuzione dell'IRPEF dovuta in base alla prima dichiarazione successiva al nuovo acquisto ovvero alla dichiarazione da presentare nell'anno in cui è stato effettuato il riacquisto stesso;
  4. in compensazione con altri tributi e contributi dovuti ai sensi del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, tramite il modello F24.

N.B.: L'importo del credito d'imposta effettivamente spettante è commisurato all'ammontare dell'imposta di registro o dell'IVA corrisposta in relazione al primo acquisto agevolato, non potendo mai superare l'ammontare dell'imposta di registro o dell'IVA dovuti al momento del secondo acquisto (in ogni caso, il credito di imposta non dà luogo a rimborsi per espressa disposizione normativa).

L'Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 17/E del 24/04/2015 (Questioni interpretative in materia di IRPEF prospettate dal Coordinamento Nazionale dei Centri di Assistenza Fiscale e da altri soggetti), chiarisce che qualora il credito di imposta sia stato utilizzato solo parzialmente per la registrazione dell'atto in cui il credito stesso è maturato (quindi il secondo acquisto), l'importo residuo potrà essere utilizzato dal contribuente in diminuzione dalle imposte sui redditi delle persone fisiche ovvero in compensazione delle somme dovute ai sensi del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241 (lettere b e c).

Detto importo residuo non potrà, invece, essere utilizzato in diminuzione delle imposte di registro, ipotecaria, catastale, e dell'imposta sulle successioni e donazioni per gli atti presentati successivamente alla data di acquisizione del credito.

La Circolare propone il seguente esempio:

- Immobile acquistato il 30 dicembre 2012 di valore pari ad € 150.000 e rivenduto in data 10 gennaio 2015. Imposta di registro corrisposta in sede di acquisto pari ad € 4.500 (imposta di registro dovuta 150.000 x 3% - aliquota prima casa vigente fino al 31 dicembre 2013);

- altro immobile acquistato il 31 marzo 2015 di valore pari ad € 160.000 (imposta di registro dovuta pari ad € 3.200, cioè 160.000 x 2%, aliquota prima casa vigente dal 1° gennaio 2014), con precedente registrazione di contratto preliminare di compravendita per € 1.800,00 (a seguito di versamento di € 60.000,00 a titolo di acconto prezzo soggetto quindi all'aliquota del 3%)

- imposta di registro dovuta per la registrazione del contratto definitivo pari ad € 1.400 cioè l'imposta di registro di € 3.200 al netto di quella già versata in sede di registrazione del preliminare (€ 1.800).

Pertanto:

- credito imposta spettante pari ad € 3.200 (minor importo tra € 4.500 ed € 3.200);

- credito imposta effettivamente utilizzato al momento della registrazione del secondo acquisto € 1.400;

- credito di imposta spettante ma non utilizzato pari ad € 1.800. Tale importo potrà essere utilizzato in diminuzione dalle imposte sui redditi delle persone fisiche dovute in base alla dichiarazione da presentare successivamente alla data di acquisto del nuovo immobile ovvero in compensazione delle somme dovute, ai sensi del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241. Attenzione: non può essere utilizzato in diminuzione dalle imposte di registro, ipotecarie e catastali, sulle successioni e donazioni dovute sugli atti e sulle denunce presentati dopo la data di acquisizione del credito.

 

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