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Nuovo bando per il 2018 destinato alle imprese colpite dal sisma. 


La Camera di Commercio di Macerata intende continuare a sostenere la ripresa produttiva dell’area colpita dagli eventi sismici iniziati il 24 agosto 2016 con contributi a fondo perduto, nell’ambito dell’iniziativa del Fondo di Solidarietà dell’ Unioncamere, al fine di riparare ai gravi danni occorsi ai beni mobili strumentali, alle scorte delle attività produttive industriali, agricole, zootecniche, commerciali, artigianali, turistiche, nonché, in caso di loro delocalizzazione per le spese relative a interventi su macchinari, attrezzature ed impianti, volti a ripristinare la piena funzionalità dell’impresa ed infine alle spese tecniche documentate e riferite alla delocalizzazione per il riavvio dell’impresa.

La dotazione finanziaria prevista per tale intervento è pari a € 480.135,75 ed i contributi saranno erogati fino ad esaurimento della predetta somma.

Le domande di contributo dovranno essere compilate esclusivamente sull'apposito modello di domanda, sottoscritte in formato digitale dal legale rappresentante del soggetto richiedente e spedite ESCLUSIVAMENTE, a pena di nullità, via PEC all'indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

Modulistica:

Bando 
Domanda [docx]
Allegati 


 
Le domande possono essere trasmesse a partire dalle 00,00 dell'11 aprile 2018 e fino alle 24,00 del 31 dicembre 2018. Saranno escluse le domande spedite prima del termine iniziale e dopo il termine finale. Saranno inoltre escluse le domande pervenute nei termini a partire dal momento in cui saranno esaurite le risorse disponibili. Per ogni informazione ulteriore si invita a consultare il bando e la modulistica e a contattare l'Ente all'indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

 

La Cassazione, con l’ordinanza n. 9433/18, ha stabilito che, ai fini delle agevolazioni fiscali cosiddette “prima casa”, il termine di 18 mesi previsto dalle norme per il trasferimento della residenza inizia a decorrere dalla data del rogito, anche se l’immobile è in corso di costruzione.

Sintesi dei fatti. L’Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso avverso la sentenza con cui la Commissione Tributaria Regionale della Toscana ha dato regione a un contribuente che ha atteso l’ultimazione dei lavori di costruzione dell’immobile per trasferire la propria residenza, come previsto dalla disciplina delle agevolazioni fiscali “prima casa”. La CTR ha ritenuto che il termine di 18 mesi per il trasferimento della residenza presso il Comune ove è ubicato l’immobile rispetto al quale il contribuente aveva richiesto le agevolazioni “prima casa” decorresse dall’ultimazione dei lavori, cioè dal momento in cui si ottiene la certificazione di regolare ultimazione dei lavori, invece che dalla stipulazione dell’atto. La Cassazione ha accolto il ricorso dell’Agenzia delle Entrate e ha ribadito che “in tema di imposta di registro, la fruizione delle agevolazioni cosiddette "prima casa" postula, nel caso di acquisto di immobile ubicato in un comune diverso da quello di residenza dell'acquirente, che quest'ultimo trasferisca ivi la propria residenza entro il termine di diciotto mesi dall'atto, altrimenti verificandosi l'inadempimento di un vero e proprio obbligo del contribuente verso il fisco, con conseguente decadenza dal beneficio, provvisoriamente accordato dalla legge, salva la ricorrenza di una situazione di forza maggiore, caratterizzata dalla non imputabilità al contribuente e dall'inevitabilità ed imprevedibilità dell'evento, la cui ricorrenza va esclusa in caso di mancata ultimazione di un appartamento in costruzione, atteso che, in assenza di specifiche disposizioni, non vi è ragione di differenziare il regime fiscale di un siffatto acquisto rispetto a quello di un immobile già edificato” (Cass. n. 7067/2014). Secondo la Cassazione, la CTR di Firenze commette un errore limitandosi a considerare lo stato dell’immobile (in costruzione) oggetto dell’agevolazione senza ricercare una specifica e obiettiva causa di forza maggiore e sostenendo che il termine di diciotto mesi avrebbe dovuto tener conto delle “lungaggini” burocratiche. La Suprema Corte ha deciso la causa nel merito e ha respinto il ricorso introduttivo del contribuente, condannandolo al pagamento delle spese del giudizio di legittimità.

 

 

 

Nel settore edile le prestazioni di servizi sono soggette a particolari disposizioni in materia IVA.

Al regime del “reverse charge” (art. 17, co. 6, lett. a, D.P.R. 633/1972) applicabile alle “prestazioni di servizi, compresa la prestazione di manodopera, rese nel settore edile da soggetti subappaltatori nei confronti delle imprese che svolgono l’attività di costruzione o ristrutturazione di immobili ovvero nei confronti dell’appaltatore principale o di un altro subappaltatore”, si è aggiunta, attraverso la Legge di Stabilità 2015, una ulteriore categoria di servizi relativi ad edifici soggetta al medesimo meccanismo di inversione contabile (Circolare Agenzia delle Entrate 14/E/2015).

Tale ulteriore categoria soggetta al meccanismo del reverse charge (art. 17, co. 6, lett. a-ter, D.P.R. 633/1972) riguarda le “prestazioni di servizi di pulizia, di demolizione, di installazione di impianti e di completamento relative ad edifici”.

La disciplina di cui alla lettera a) è circoscritta alle prestazioni rese dal subappaltatore nei confronti dell’appaltatore o di un altro subappaltatore. Il meccanismo dell’inversione contabile trova applicazione solo in presenza di un contratto di subappalto e relativamente alle attività identificate dalla sezione F della codifica ATECO 2007

La disciplina di cui alla lettera a-ter) è applicabile alle sole prestazioni di “pulizia, demolizione, installazione di impianti e completamento” riferite ad “edifici” (sono esclusi i terreni). Il reverse charge riguarda non soltanto le opere effettuate nei contratti di subappalto, ma tutte le prestazioni rese nei rapporti B2B, anche nei confronti dei committenti che non operano nel settore edile o dei contraenti generali (indipendentemente dal settore di appartenenza e dal “proprio” codice ATECO). In questo caso è determinante il tipo di prestazione effettuata tra soggetti passivi IVA.

I seguenti codici ATECO individuano le prestazioni che, svolte tra soggetti passivi IVA (B2B) e a prescindere dall’attività (codice ATECO) da essi esercitata, rientrano nel meccanismo dell’inversione contabile:

Servizi di pulizia

43.39 – Pulizia di nuovi edifici dopo la costruzione (trattasi di altri lavori di completamento e rifinitura);

43.99.01 – Pulizia a vapore, sabbiatura e attività simili per pareti esterne di edifici;

81.21.00 – Pulizia generale (non specializzata) di edifici;

81.22.02 – Altre attività di pulizia specializzata di edifici e di impianti e macchinari industriali (escludendo la pulizia di impianti e macchinari);

81.29.10 – Servizi di disinfestazione (con esclusivo riferimento a edifici).

Servizi di demolizione

43.11.00 – Demolizione (esclusione della demolizione di altre strutture).

Installazione di impianti

43.21.01 – Installazione di impianti elettrici in edifici o in altre opere di costruzione (inclusa manutenzione e riparazione);

43.21.02 – Installazione di impianti elettronici (inclusa manutenzione e riparazione);

43.22.01 – Installazione di impianti idraulici, di riscaldamento e di condizionamento dell’aria in edifici o in altre opere di costruzione;

43.22.02 – Installazione di impianti per la distribuzione del gas (inclusa manutenzione e riparazione);

43.22.03 – Installazione di impianti di spegnimento antincendio (inclusi quelli integrati e la manutenzione e riparazione);

43.22.04 – Installazione di impianti di depurazione per piscine (inclusa manutenzione e riparazione);

43.22.05 – Installazione di impianti di irrigazione per giardini (inclusa manutenzione e riparazione);

43.29.01 – Installazione, riparazione e manutenzione di ascensori e scale mobili;

43.29.02 – Lavori di isolamento termico, acustico o antivibrazioni;

43.29.09 – Altri lavori di costruzione e installazione n.c.a. (solo se riferite ad edifici);

Completamento

43.31.00 – Intonacatura e stuccatura;

43.32.01 – Posa in opera di casseforti, forzieri, porte blindate;

43.32.02 – Posa in opera di infissi, arredi, controsoffitti, pareti mobili e simili;

43.33.00 – Rivestimento di pavimenti e di muri

43.34.00 - Tinteggiatura e posa in opera di vetri

43.39.01 – Attività non specializzate di lavori edili – muratori

43.39.09 - Altri lavori di completamento e finitura di edifici

 

Devono invece ritenersi escluse le prestazioni di servizi riconducibili ad altre tipologie di contratti, quali quelli di trasporto o di prestazione d’opera intellettuale.

Attenzione: come chiarito nella circolare dell’Agenzia delle Entrate 14/E/2015, per entrambe le fattispecie (sia per la lettera a) che per la lettera a-ter) il reverse charge si applica alle sole prestazioni di servizi, essendo escluse, tra l’altro, le cessioni di beni con posa in opera.

Sempre nella circolare 14/E/2015, l’Agenzia delle Entrate ha precisato che rientra a pieno titolo nella nuova disciplina del “reverse charge” nel comparto edile:

  • l’appalto avente ad oggetto prestazioni di completamento di un edificio rese nei confronti di un’impresa di costruzioni;
  • un servizio di pulizia reso da un’impresa nei confronti di uno studio professionale.

Devono, invece, ritenersi escluse dalla disciplina del “reverse charge”:

  • le attività di costruzione di un edificio, per le quali continuerà a trovare applicazione il meccanismo del “reverse charge” solo in presenza di prestazioni dipendenti da subappalto, rese nei confronti di un appaltatore, ai sensi della lett. a), dell’art. 17, co. 6, D.P.R. 633/1972;
  • le forniture di beni con posa in opera, in quanto tali operazioni, ai fini Iva, costituiscono cessioni di beni e non prestazioni di servizi, quando la posa in opera assume una funzione accessoria rispetto alla cessione del bene (circolare 14/E/2015).

Sono escluse, quindi, dal meccanismo del “reverse charge” di cui all’art. 17, co. 6, lett. a-ter), D.P.R. 633/1972, analogamente a quanto già previsto “per le prestazioni di servizi rese da soggetti subappaltatori nei confronti delle imprese che svolgono l’attività di costruzione o ristrutturazione di immobili” (a cui si rimanda per un maggior approfondimento), le forniture di beni con posa in opera poiché tali operazioni, ai fini Iva, costituiscono cessioni di beni e non prestazioni di servizi.

 

Come si emette la fattura in questi casi?

Gli operatori coinvolti dovranno comportarsi nel seguente modo:

  • il prestatore, emette fattura (nei termini ordinari) senza addebitare l’imposta, inserendo una dicitura come la seguente “Prestazione soggetta al meccanismo di inversione contabile, articolo 17, comma 6 lett. a (oppure a-ter) DRP 633/1972”;
  • il committente soggetto passivo, entro il mese di ricevimento (oppure anche successivamente ma comunque entro 15 giorni e con riferimento al mese di ricevimento) integra la fattura ricevuta con l’indicazione dell’aliquota Iva e della relativa imposta, e la registra nel registro vendite/corrispettivi, assolvendo così l’imposta. La medesima fattura va poi annotata anche nel registro acquisti per la detrazione dell’imposta assolta. Nel caso in cui il committente effettui soltanto operazioni attive esenti, non avrà la facoltà di detrarsi l’Iva relativa all’acquisto, e quindi si troverà nella situazione di dover versare l’Iva a suo debito relativa all’operazione.

 

ATTENZIONE ALLE SANZIONI: Con la circolare n. 16/E del 10/05/2017 l'Agenzia delle Entrate ha chiarito il trattamento sanzionatorio previsto per ogni tipo di violazione in materia di reverse charge. Risultano colpite più duramente sono le violazioni commesse con un intento di evasione o di frode oppure che comportano l’occultamento dell’operazione o un debito d’imposta, mentre vengono punite in modo più mite le fattispecie irregolari per le quali l’imposta risulta comunque assolta.

Ecco una sintesi delle possibili fattispecie:

  • quando l’operazione rientra nell’inversione contabile ma per errore il cedente/prestatore ha emesso fattura con addebito di Iva come per un’operazione ordinaria, se l’imposta è stata assolta seppur in modo irregolare (cioè se la fattura è stata registrata dal cedente e l’imposta è confluita nella liquidazione periodica) si applica una sanzione fissa da 250 euro a 10mila euro. In un’ottica di semplificazione, non occorre che il cessionario o committente regolarizzi l’operazione ed è fatto salvo il diritto alla detrazione.
  • Stessa sanzione anche quando l’Iva, anziché essere assolta in via ordinaria, è stata sottoposta a reverse charge da parte del cessionario o committente.Anche in questo caso, se l’imposta è stata comunque assolta nonostante l’errore, il diritto di detrazione per il cessionario è salvo e il cedente o prestatore non è obbligato a versare l’Iva. Non deve trattarsi, però, di ipotesi palesemente estranee al regime dell’inversione contabile. In entrambi i casi la sanzione si applica in via solidale a cedente e cessionario e non scatta per singola fattura errata, ma una sola volta per ogni liquidazione periodica con riferimento a ciascun fornitore.
  • Quando il reverse charge viene applicato a operazioni che sono esenti, non imponibili, non soggettead imposta o inesistenti, il debito d’imposta e la relativa detrazione si annullano. In sede di accertamento, infatti, vengono espunti sia il debito sia il credito d’imposta confluiti nella liquidazione periodica. In caso di operazioni inesistenti, però, si applica la sanzione, compresa tra il 5 e il 10% dell’imponibile, con un minimo di 1.000 euro.

Le disposizioni previste per le sanzioni (decreto n. 158/2015) sono entrate in vigore 01/01/2016. Per il principio del favor rei le nuove regole trovano applicazione anche per le violazioni commesse fino al 31/12/2015, purché non siano stati emessi atti che si sono resi “definitivi” anteriormente al 01/01/2016.

 

 

 

ROTTAMAZIONE-BIS: SCADENZA 15 MAGGIO 2018

TERMINI E MODALITA’ DI ADESIONE

I carichi possono essere definiti presentando la domanda di adesione (modello DA 2000/17) entro il 15 maggio 2018.

Sono state previste diverse modalità di adesione. Il contribuente può decidere discrezionalmente di:

  • inoltrare il modello di adesione (DA 2000/17) alla casella pec della Direzione Regionale di Agenzia delle entrate-Riscossione di riferimento, allegando la copia del documento di identità;
  • presentare il modello di adesione (DA 2000/17) presso gli Sportelli di Agenzia delle entrate-Riscossione presenti su tutto il territorio nazionale (esclusa la regione Sicilia);
  • inoltrare la domanda di adesione attraverso un apposito form online disponibile sul sito dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione. Il servizio, attivo dal 6 novembre 2017, si chiama “Fai D.A. te” e mette a disposizione tuti gli strumenti necessari per la rottamazione-bis: collegandosi al portale www.agenziaentrariscossione.gov.it sarà possibile richiedere l’elenco delle cartelle “rottamabili” e presentare la domanda dall’area libera del portale senza necessità di pin e password.

In presenza di una pluralità di debiti, nell’inoltrare la richiesta, il contribuente potrà scegliere il singolo carico da rottamare.

ATTENZIONE: secondo la circolare n. 2 del 2017 dell’Agenzia delle Entrate, la singola partita (e non il codice tributo) affidata all’agente della riscossione costituisce una unità indivisibile, perciò, secondo l’interpretazione ufficiale, non è possibile decidere di definire, ad esempio, i rilievi Irpef e non quelli Iva del medesimo avviso di accertamento

Il contribuente può scegliere di utilizzare un unico modulo per rottamare carichi ante e post primo 01/01/2017. In questa ipotesi, se viene richiesta la massima dilazione possibile, l’agente della riscossione procederà d’ufficio a ripartire in tre ovvero cinque rate i pagamenti, a seconda dei carichi cui essi di riferiscono.

Il debitore può anche decidere di compilare più modelli, con riferimento ad affidamenti distinti. In tale eventualità si può far decadere la procedura riferita ad una o più istanze, lasciando in vita le altre. L’eventuale omesso o insufficiente pagamento di una rata, infatti, potrebbe determinare la caducazione dell’intera definizione agevolata. Se invece si parcellizzano gli affidamenti in una pluralità di domande, si può decidere per quale comunicazione dell’Ader effettuare tempestivamente i pagamenti dovuti.

ATTENZIONE: per le popolazioni colpite dal sisma - MOD. DA1

 

LA ROTTAMAZIONE-BIS

L’articolo 1 D.L. 148/2017 (collegato alla legge di Bilancio 2018) introduce la c.d. rottamazione-bis delle cartelle di pagamento, dopo quella introdotta dall’articolo 6 D.L. 193/2016. La nuova norma non si limita ad aggiornare le scadenze contenute nella “precedente versione”, ma modifica l’ambito applicativo e la procedura della definizione agevolata. Viene ampliata la possibilità per i contribuenti che non hanno completato gli adempimenti della definizione agevolata introdotta con il DL 193/2016, di mettersi in regola e accedere alle agevolazioni previste per il pagamento del debito tributario o contributivo affidato all’agente della riscossione (si versano le cifre del tributo e gli interessi legali senza sanzioni ed interessi di mora).

In sostanza la nuova formulazione ripristina la possibilità di rottamare tutti i ruoli affidati all’Agente della riscossione rispettivamente:

  • dal 01/01/2000 al 31/12/2016;  
  • dal 01/01/2017 al 30/09/2017.

Sono definibili i ruoli affidati all’Agente della riscossione nel periodo intercorrente tra il 1.1.2000 e il 31.12.2016:

A) per i quali è stata presentata l’istanza di definizione ex articolo 6 D.L. 193/2016, ma non sono state rispettate le scadenze previste per il pagamento delle rate dei mesi di luglio e settembre 2017;

B) per i quali è stata presentata l’istanza di definizione ex articolo 6 D.L. 193/2016,ma non è stata accolta dall’Agente della riscossione;

C) per i quali non è mai stata presentata alcuna istanza di definizione.

 

Articoli per approfondire:

 

Riassunto:

- Ruolo affidato all’Agente della riscossione nel periodo ricompreso tra il 1.1.2000 e il 31.12.2016

  • Rottamazione (originaria) ex articolo 6 D.L. 193/2016
  • Rottamazione-bis ex articolo 1 D.L. 148/2017

- Ruolo affidato all’Agente della riscossione nel periodo ricompreso tra il 1.1.2017 e 30.9.2017

  • Rottamazione-bis ex articolo 1 D.L. 148/2017

- La rottamazione, a seguito delle disposizioni del D.L. 148/2017, può riguardare tutti i ruoli affidati dall’1° gennaio 2000 al 30 settembre 2017.

  

Per accedere alla sanatoria, entro il 15 maggio 2018 il contribuente deve compilare il modello DA 2000/17, direttamente allo sportello, a mezzo posta certificata, oppure attraverso il form “Fai D.A. te” presente sul sito web dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione.

La presentazione dell’istanza di adesione alla definizione agevolata ha l’effetto di interrompere le azioni esecutive/cautelari dell’Agente della Riscossione con riferimento alle somme/carichi iscritti a ruolo ed oggetto della definizione stessa. In particolare, con la presentazione del modello:

  • vengono sospesi i termini di prescrizione/decadenza per il recupero dei carichi oggetto della dichiarazione stessa;
  • sono sospesi gli obblighi di pagamento connessi a precedenti dilazioni in essere relativamente alle rate in scadenza. La sospensione opera fino alla scadenza della prima/unica rata delle somme dovute;
  • l’Agente della Riscossione, relativamente ai carichi/somme oggetto della richiesta di definizione agevolata, non può: avviare nuove azioni esecutive; iscrivere nuovi fermi amministrativi/ipoteche; proseguire azioni di recupero coattivo avviate precedentemente, sempreché non abbia avuto luogo il primo incanto con esito positivo ovvero non sia stata presentata istanza di assegnazione o emesso provvedimento di assegnazione dei crediti pignorati.

Sono fatti salvi i fermi amministrativi e le ipoteche già iscritti alla data di presentazione dell’istanza di adesione alla definizione agevolata.

Per quanto riguarda i contenziosi tributari in corso, per le iscrizioni provvisorie a ruolo a seguito di ricorsi presentati alle Commissioni Tributarie, con la presentazione della domanda si assume l’impegno a rinunciare allo stesso. Tale impegno produce però effetti solo se e quando la definizione si perfeziona con il pagamento tempestivo di tutte le rate.

 

ATTENZIONE: Ruoli non rottamabili

Sono esclusi dalla procedura agevolata i ruoli relativi a:

  • Iva riscossa all’importazione;
  • somme recuperate per aiuti di Stato;
  • crediti da danno erariale per condanna della Corte dei Conti, Banca Italia e Consob;
  • risorse comunitarie, come i dazi e le accise;
  • sanzioni pecuniarie di natura penale;
  • sanzioni per violazioni al codice della strada: la definizione viene ammessa solo per le somme aggiuntive alla sanzione.

 

PROCEDURA E SCADENZE

 

A) Riammissione della definizione agevolata e non in regola con il versamento delle rate scadute

Scadenze:

15/05/2018 – Adesione: presentazione istanza

30/06/2018 – Comunicazione: l’Agente della Riscossione comunica a mezzo posta l’importo dei carichi definibili e quelli scaduti

31/10/2018 – Pagamento: da effettuare in unica soluzione o in 3 rate (ottobre/novembre pari all’80% e il restante 20% a febbraio 2019)

 

B) Riammissione dei ruoli scaduti per i quali non è stata presentata domanda di definizione

Scadenze:

15/05/2018 – Adesione: presentazione istanza

30/09/2018 – Comunicazione: l’Agente della Riscossione comunica a mezzo posta l’importo dei carichi definibili e quelli scaduti

31/10/2018 – Pagamento: da effettuare in unica soluzione o in 3 rate (ottobre/novembre pari all’80% e il restante 20% a febbraio 2019)

 

C) Rottamazione-bis dei ruoli dal 1° gennaio al 30 settembre 2017

Per aderire è necessario inviare una istanza all’Agenzia delle Entrate-Riscossione utilizzando l’apposito modello DA 2000/17 entro il 15 maggio 2018. L’adesione permette il pagamento dell’importo residuo del debito iscritto a ruolo, senza sanzioni e interessi di mora.

Scadenze:

31/03/2018 – Comunicazione: l'Agente della Riscossione comunica per posta ordinaria l’importo dei carichi definibili

15/05/2018 – Adesione: presentazione della domanda mediante i nuovi modelli DA 2000/17

31/07/2018 – Pagamento: da effettuare in unica soluzione o in 5 rate (dal 31/07/2018 al 28/2/2019).

 

La legge di bilancio 2018 modifica la disciplina di rifornimenti di carburante per imprese e professionisti introducendo l'obbligo della fattura elettronica e dicendo addio alla scheda carburante.

Oltre all'obbligo della fattura elettronica per tutti i rifornimenti di carburante per imprese e partite Iva le nuove norme stabiliscono espressamente l'abbandono della cosiddetta scheda carburante. La fattura elettronica emessa dal distributore sostituisce la scheda carburante.

Con i commi 926-927 dell’articolo 1 della legge 205/2017, con decorrenza dal 1° luglio 2018 si prevede l’abrogazione dell’intero regolamento di cui al Dpr 444/1997 che istituiva e regolamentava la scheda carburante. L’efficacia dell’abrogazione viene intesa estesa a tutti i soggetti che erano obbligati alla redazione della scheda. 

Imposte sul reddito (deduzione del costo). La norma aggiunge il comma 1-bis all'art. 164 del Tuir, disponendo che le spese per carburante per autotrazione di cui al comma 1, perciò sia quelle deducibili al 100% perché relative a veicoli destinati a essere utilizzati esclusivamente come beni strumentali nella propria attività d'impresa (esempio: taxi), sia quelle deducibili nel limite del 20% perché relative a veicoli utilizzati a uso promiscuo (esempio: automobile utilizzata dal libero professionista), sono deducibili nelle misure appena citate solo se pagate con carte di credito, debito o prepagate

IVA (detraibilità). Viene aggiunto un periodo all'art. 19-bis.1, c. 1, lett. d) D.P.R. 633/1972 per allineare tale disposizione anche alla detraibilità dell'IVA. Infatti, viene disposto che l'IVA relativa al rifornimento di carburante sia detraibile nella misura del 40% per i veicoli a uso promiscuo e nella misura del 100% per i veicoli a uso esclusivo, soltanto se l'avvenuta effettuazione dell'operazione è provata dal pagamento mediante carte di credito, debito o prepagate. 

N.B.: per gli esercenti di impianti stradali di distribuzione viene introdotto dall'art. 1, c. 920 della legge di Bilancio l'obbligo di emettere fattura elettronica per i soggetti passivi IVA che si riforniscono.

Dal 1° luglio 2018, ai fini della detraibilità Iva e deducibilità della spesa, l'acquisto di carburante e lubrificante è possibile con tutti i mezzi di pagamento ad esclusione del contante.

ATTENZIONE! Chi usa il contante non potrà "scaricare". Il rifornimento di carburante potrà essere pagato in contanti, ma non si potrà detrarre l’IVA e il costo non potrà essere dedotto dal reddito. Dal 1° luglio 2018 è necessario il pagamento tracciato e la fattura elettronica del benzinaio per detrazione IVA e deduzione del costo.

 

Quali mezzi di pagamento utilizzare? La L. 205/2017 ha previsto come mezzi ammessi le carte di credito, di debito e prepagate emesse da intermediari finanziari residenti, demandando all’Agenzia delle entrate la possibilità di prevedere ulteriori forme considerate equipollenti.

L’Agenzia delle Entrate, con il provvedimento Prot. n. 73203/2018 del 4 aprile 2018, ha individuato i mezzi di pagamento idonei per potere detrarre l’IVA e per poter dedurre le spese relative ai carburanti (art. 19-bis1, co. 1, lettera d), del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633).

Ai fini delle detrazione dell’IVA relativa alle spese per l’acquisto di carburanti e lubrificanti per autotrazione, sono ritenuti idonei a provare l’avvenuta effettuazione delle operazioni i seguenti mezzi di pagamento:

1. gli assegni, bancari e postali, circolari e non, nonché i vaglia cambiari e postali;

2. quelli elettronici (previsti all’art. 5 del D.Lgs. 7 marzo 2005, n. 82, secondo le linee guida emanate dall’Agenzia per l’Italia Digitale con determinazione 22 gennaio 2014, n. 8/2014, punto 5), tra cui, ad esempio:

  • addebito diretto;
  • bonifico bancario o postale;
  • bollettino postale;
  • carte di debito, di credito, prepagate ovvero di altri strumenti di pagamento elettronico disponibili, che consentano anche l’addebito in conto corrente.

Tali mezzi di pagamento sono anche idonei a consentire la deducibilità della spesa ai sensi del DPR 22 dicembre 1986, n. 917 (TUIR).

  

Motivazioni del provvedimento. La legge di bilancio 2018 (legge n. 205 del 27 dicembre 2017) ha introdotto, tra l’altro, con decorrenza 1° luglio 2018, una serie di limitazioni alla detraibilità dell’imposta sul valore aggiunto (art. 1, comma 923) relativa all’acquisto di carburanti e lubrificanti destinati ad aeromobili, natanti da diporto e veicoli stradali a motore, subordinando le stesse all’utilizzo di forme di pagamento qualificato. A tali fini, il neo provvedimento individua le forme di pagamento qualificato ritenute idonee dal legislatore che troveranno applicazione anche nelle ipotesi in cui, sulla scorta di specifici accordi, il pagamento avvenga in un momento diverso rispetto alla cessione, come accade, ad esempio, per le carte utilizzate nei contratti c.d. di “netting”, laddove il gestore dell’impianto di distribuzione si obbliga verso la società petrolifera ad effettuare cessioni periodiche o continuative in favore dell’utente, il quale utilizza, per il prelievo, un sistema di tessere magnetiche rilasciate direttamente dalla società petrolifera (si vedano, al riguardo, le circolari n. 205/E del 12 agosto 1998 e n. 42/E del 9 novembre 2012). Tale sistema è valido anche a seguito delle novità introdotte dalla legge di bilancio 2018 in tema di cessioni di carburanti, ma solo qualora i rapporti tra gestore dell’impianto di distribuzione e società petrolifera, nonché tra quest’ultima e l’utente, siano regolati con gli strumenti di pagamento indicati adesso nel neo provvedimento direttoriale. Parimenti, restano validi i sistemi, comunque denominati, di carte (ricaricabili o meno), nonché di buoni, che consentono al cessionario l’acquisto esclusivo di carburanti con medesima aliquota IVA, quando la cessione/ricarica, documentata dalla fattura elettronica (di cui all’articolo 1, comma 917, della legge n. 205 del 2017), sia regolata con gli stessi strumenti di pagamento suddetti. Infine, viene precisato che, nel rispetto del DPR 22 dicembre 1986, n. 917 (TUIR), le forme di pagamento qualificato individuate nel provvedimento n. 73203/2018 sono altresì idonee ai fini della deducibilità delle spese e degli altri componenti negativi di reddito.

 

 

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