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rocciconsulenze.it - News

La legge di bilancio 2018 modifica la disciplina di rifornimenti di carburante per imprese e professionisti introducendo l'obbligo della fattura elettronica e dicendo addio alla scheda carburante.

Oltre all'obbligo della fattura elettronica per tutti i rifornimenti di carburante per imprese e partite Iva le nuove norme stabiliscono espressamente l'abbandono della cosiddetta scheda carburante. La fattura elettronica emessa dal distributore sostituisce la scheda carburante.

Con i commi 926-927 dell’articolo 1 della legge 205/2017, con decorrenza dal 1° luglio 2018 si prevede l’abrogazione dell’intero regolamento di cui al Dpr 444/1997 che istituiva e regolamentava la scheda carburante. L’efficacia dell’abrogazione viene intesa estesa a tutti i soggetti che erano obbligati alla redazione della scheda. 

Imposte sul reddito (deduzione del costo). La norma aggiunge il comma 1-bis all'art. 164 del Tuir, disponendo che le spese per carburante per autotrazione di cui al comma 1, perciò sia quelle deducibili al 100% perché relative a veicoli destinati a essere utilizzati esclusivamente come beni strumentali nella propria attività d'impresa (esempio: taxi), sia quelle deducibili nel limite del 20% perché relative a veicoli utilizzati a uso promiscuo (esempio: automobile utilizzata dal libero professionista), sono deducibili nelle misure appena citate solo se pagate con carte di credito, debito o prepagate

IVA (detraibilità). Viene aggiunto un periodo all'art. 19-bis.1, c. 1, lett. d) D.P.R. 633/1972 per allineare tale disposizione anche alla detraibilità dell'IVA. Infatti, viene disposto che l'IVA relativa al rifornimento di carburante sia detraibile nella misura del 40% per i veicoli a uso promiscuo e nella misura del 100% per i veicoli a uso esclusivo, soltanto se l'avvenuta effettuazione dell'operazione è provata dal pagamento mediante carte di credito, debito o prepagate. 

N.B.: per gli esercenti di impianti stradali di distribuzione viene introdotto dall'art. 1, c. 920 della legge di Bilancio l'obbligo di emettere fattura elettronica per i soggetti passivi IVA che si riforniscono.

Dal 1° luglio 2018, ai fini della detraibilità Iva e deducibilità della spesa, l'acquisto di carburante e lubrificante è possibile con tutti i mezzi di pagamento ad esclusione del contante.

ATTENZIONE! Chi usa il contante non potrà "scaricare". Il rifornimento di carburante potrà essere pagato in contanti, ma non si potrà detrarre l’IVA e il costo non potrà essere dedotto dal reddito. Dal 1° luglio 2018 è necessario il pagamento tracciato e la fattura elettronica del benzinaio per detrazione IVA e deduzione del costo.

 

Quali mezzi di pagamento utilizzare? La L. 205/2017 ha previsto come mezzi ammessi le carte di credito, di debito e prepagate emesse da intermediari finanziari residenti, demandando all’Agenzia delle entrate la possibilità di prevedere ulteriori forme considerate equipollenti.

L’Agenzia delle Entrate, con il provvedimento Prot. n. 73203/2018 del 4 aprile 2018, ha individuato i mezzi di pagamento idonei per potere detrarre l’IVA e per poter dedurre le spese relative ai carburanti (art. 19-bis1, co. 1, lettera d), del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633).

Ai fini delle detrazione dell’IVA relativa alle spese per l’acquisto di carburanti e lubrificanti per autotrazione, sono ritenuti idonei a provare l’avvenuta effettuazione delle operazioni i seguenti mezzi di pagamento:

1. gli assegni, bancari e postali, circolari e non, nonché i vaglia cambiari e postali;

2. quelli elettronici (previsti all’art. 5 del D.Lgs. 7 marzo 2005, n. 82, secondo le linee guida emanate dall’Agenzia per l’Italia Digitale con determinazione 22 gennaio 2014, n. 8/2014, punto 5), tra cui, ad esempio:

  • addebito diretto;
  • bonifico bancario o postale;
  • bollettino postale;
  • carte di debito, di credito, prepagate ovvero di altri strumenti di pagamento elettronico disponibili, che consentano anche l’addebito in conto corrente.

Tali mezzi di pagamento sono anche idonei a consentire la deducibilità della spesa ai sensi del DPR 22 dicembre 1986, n. 917 (TUIR).

  

Motivazioni del provvedimento. La legge di bilancio 2018 (legge n. 205 del 27 dicembre 2017) ha introdotto, tra l’altro, con decorrenza 1° luglio 2018, una serie di limitazioni alla detraibilità dell’imposta sul valore aggiunto (art. 1, comma 923) relativa all’acquisto di carburanti e lubrificanti destinati ad aeromobili, natanti da diporto e veicoli stradali a motore, subordinando le stesse all’utilizzo di forme di pagamento qualificato. A tali fini, il neo provvedimento individua le forme di pagamento qualificato ritenute idonee dal legislatore che troveranno applicazione anche nelle ipotesi in cui, sulla scorta di specifici accordi, il pagamento avvenga in un momento diverso rispetto alla cessione, come accade, ad esempio, per le carte utilizzate nei contratti c.d. di “netting”, laddove il gestore dell’impianto di distribuzione si obbliga verso la società petrolifera ad effettuare cessioni periodiche o continuative in favore dell’utente, il quale utilizza, per il prelievo, un sistema di tessere magnetiche rilasciate direttamente dalla società petrolifera (si vedano, al riguardo, le circolari n. 205/E del 12 agosto 1998 e n. 42/E del 9 novembre 2012). Tale sistema è valido anche a seguito delle novità introdotte dalla legge di bilancio 2018 in tema di cessioni di carburanti, ma solo qualora i rapporti tra gestore dell’impianto di distribuzione e società petrolifera, nonché tra quest’ultima e l’utente, siano regolati con gli strumenti di pagamento indicati adesso nel neo provvedimento direttoriale. Parimenti, restano validi i sistemi, comunque denominati, di carte (ricaricabili o meno), nonché di buoni, che consentono al cessionario l’acquisto esclusivo di carburanti con medesima aliquota IVA, quando la cessione/ricarica, documentata dalla fattura elettronica (di cui all’articolo 1, comma 917, della legge n. 205 del 2017), sia regolata con gli stessi strumenti di pagamento suddetti. Infine, viene precisato che, nel rispetto del DPR 22 dicembre 1986, n. 917 (TUIR), le forme di pagamento qualificato individuate nel provvedimento n. 73203/2018 sono altresì idonee ai fini della deducibilità delle spese e degli altri componenti negativi di reddito.

 

 

Il regime forfettario, applicabile dal 1° gennaio 2015, è stato introdotto dalla Legge di stabilità 2015 e  successivamente modificato dalla legge di stabilità 2016

Il regime forfetario prevede rilevanti semplificazioni ai fini IVA e ai fini contabili, e consente la determinazione forfetaria del reddito da assoggettare a un’unica imposta in sostituzione di quelle ordinariamente previste, nonché di accedere ad un regime contributivo opzionale per le imprese.

Tale regime rappresenta il regime naturale delle persone fisiche che esercitano un’attività di impresa, arte o professione in forma individuale, purché siano in possesso dei requisiti stabiliti dalla legge e, contestualmente, non incorrano in una delle cause di esclusione. Al regime possono accedere anche i soggetti già in attività.

Non è prevista, per quanto riguarda la permanenza, una scadenza legata ad un numero di anni di attività o al raggiungimento di una particolare età anagrafica. Fino a che si hanno i requisiti previsti dalla legge è possibile applicare il regime forfettario.

Quali sono i requisiti? Il regime in esame non prevede una scadenza legata ad un numero di anni di attività o al raggiungimento di una particolare età anagrafica. La sua applicazione, pertanto, è subordinata solo al verificarsi delle condizioni e al possesso dei requisiti prescritti dalla legge. Possono accedere al regime forfetario i soggetti già in attività e/o i soggetti che iniziano un’attività di impresa, arte o professione, purché nell’anno precedente:

  1. abbiano conseguito ricavi o percepito compensi non superiori a determinati limiti (ragguagliati all’anno nel caso di attività iniziata in corso di anno), diversificati in base al codice ATECO, che contraddistingue l’attività esercitata. Non concorrono alla determinazione del limite di riferimento i ricavi e i compensi derivanti dall’adeguamento agli studi di settore. Inoltre, quando il contribuente esercita più attività, contraddistinte da codici ATECO differenti, ai fini del diritto all’accesso o alla permanenza nel regime forfetario, occorre considerare il limite più elevato tra quelli fissati per ciascuna delle attività esercitate.
  2. abbiano sostenuto spese complessivamente non superiori a 5.000 euro lordi per lavoro accessorio, lavoro dipendente e per compensi erogati ai collaboratori, anche assunti per l’esecuzione di specifici progetti. Alla determinazione del limite concorrono gli utili di partecipazione erogati agli associati in partecipazione con apporto costituito da solo lavoro, nonché le somme corrisposte per le prestazioni di lavoro effettuate dall’imprenditore o dai suoi familiari
  3. il costo complessivo dei beni strumentali, al lordo degli ammortamenti, non superi, alla data di chiusura dell’esercizio, i 20.000 euro. Non concorrono alla formazione di detto limite i beni immobili, comunque acquisiti, e anche se detenuti in locazione, utilizzati per l’esercizio dell’impresa, arte o professione. Rilevano, invece, nel calcolo del limite: per i beni in locazione finanziaria, il costo sostenuto dal concedente; per i beni in locazione, noleggio e comodato, il valore normale degli stessi determinato alla data del contratto di locazione/noleggio o comodato; per i beni in proprietà, il prezzo di acquisto. I beni utilizzati promiscuamente per l’esercizio dell’impresa, arte o professione e per l’uso personale o familiare, concorrono alla formazione del predetto limite nella misura del 50%, indipendentemente dal loro effettivo utilizzo. Non concorrono, infine, al calcolo del limite dei 20.000 euro i beni strumentali all’esercizio dell’arte o della professione, ovvero all’esercizio dell’impresa il cui costo unitario non sia superiore a 516,45 euro.

 

Cause di esclusione dal regime. Non possono avvalersi del regime forfetario:

  • i soggetti che si avvalgono di regimi speciali ai fini IVA o di regimi forfetari di determinazione del reddito
  • i soggetti non residenti, ad eccezione di coloro che risiedono in uno degli Stati membri dell’Unione europea, o in uno Stato aderente all’Accordo sullo Spazio economico europeo, che assicuri un adeguato scambio di informazioni, e producono in Italia almeno il 75% del reddito complessivamente prodotto
  • i soggetti che effettuano, in via esclusiva o prevalente, operazioni di cessione di fabbricati e relative porzioni o di terreni edificabili ovvero cessioni intracomunitarie di mezzi di trasporto nuovi
  • i soggetti che partecipano a società di persone, ad associazioni professionali, di cui all’articolo 5 del TUIR, o a società a responsabilità limitata aventi ristretta base proprietaria che hanno optato per la trasparenza fiscale
  • i soggetti che nell’anno precedente hanno percepito redditi di lavoro dipendente e/o assimilati di importo superiore a 30.000 euro, tranne nel caso in cui il rapporto di lavoro dipendente nell’anno precedente sia cessato (sempre che in quello stesso anno non sia stato percepito un reddito di pensione o un reddito di lavoro dipendente derivante da un altro rapporto di lavoro). Questa causa di esclusione è stata introdotta dalla legge di stabilità per il 2016, che contemporaneamente ha abrogato la disposizione che prevedeva, quale requisito per l’applicazione del regime forfetario, che nell’anno precedente il reddito dell’attività d’impresa, arte o professione esercitata fosse prevalente rispetto al reddito di lavoro dipendente o assimilato eventualmente percepito. Pertanto, è opportuno precisare che la disposizione abrogata continua ad avere effetto solo nei confronti dei contribuenti, che hanno adottato il regime forfetario nel corso del 2015. Invece, coloro che intendono applicare il regime di favore nel 2016 devono rispettare la nuova condizione (non devono, cioè, aver percepito nel 2015 un reddito di lavoro dipendente o assimilato superiore a 30.000 euro).

Il regime forfetario cessa di avere efficacia a partire dall’anno successivo a quello in cui viene meno anche solo uno dei requisiti di accesso previsti dalla legge ovvero si verifica una delle cause di esclusione.

Determinazione del reddito e tassazione. I soggetti che aderiscono al regime determinano il reddito imponibile applicando all’ammontare dei ricavi o dei compensi percepiti il coefficiente di redditività diversificato a seconda del codice ATECO che contraddistingue l'attività esercitata. Una volta determinato il reddito imponibile, il contribuente forfetario applica un’unica imposta, nella misura del 15%, sostitutiva delle imposte sui redditi, delle addizionali regionali e comunali e dell’IRAP.

Nel caso di imprese familiari, l’imposta sostitutiva, applicata sul reddito al lordo dei compensi dovuti dal titolare al coniuge e ai suoi familiari, è dovuta dall’imprenditore. I contributi previdenziali obbligatori, compresi quelli corrisposti per conto dei collaboratori dell'impresa familiare fiscalmente a carico, ovvero, se non fiscalmente a carico, qualora il titolare non abbia esercitato il diritto di rivalsa sui collaboratori stessi, si deducono dal reddito determinato forfetariamente; l'eventuale eccedenza è deducibile dal reddito complessivo. Il reddito determinato forfetariamente rileva anche ai fini del riconoscimento delle detrazioni per carichi di famiglia, mentre non viene preso in considerazione per determinare l’ulteriore detrazione spettante in base alla tipologia di reddito (articolo 13 del Tuir). Non rilevano nella determinazione del reddito le plusvalenze e le minusvalenze realizzate in corso di regime, nonché le sopravvenienze sia attive sia passive.

Semplificazioni e adempimenti. L’adozione del regime forfettario comporta una serie di semplificazioni tanto ai fini Iva quanto ai fini delle imposte dirette.

IVA. Coloro che applicano il regime forfetario non addebitano l’Iva in fattura ai propri clienti e non detraggono l’iva sugli acquisti. Non liquidano l’imposta, non la versano, non sono obbligati a presentare la dichiarazione e la comunicazione annuale Iva. Non devono comunicare all’Agenzia delle entrate le operazioni rilevanti ai fini Iva (cd. spesometro) né quelle effettuate nei confronti di operatori economici aventi sede, residenza o domicilio in Paesi cosiddetti black list. Chi applica il regime forfetario, inoltre, non ha l’obbligo di registrare i corrispettivi, le fatture emesse e ricevute.

I contribuenti che applicano il regime forfetario hanno l’obbligo di:

  • numerare e conservazione delle fatture di acquisto e le bollette doganali;
  • certificare i corrispettivi;
  • integrare le fatture per le operazioni di cui risultano debitori di imposta con l’indicazione dell’aliquota e della relativa imposta, da versare entro il giorno 16 del mese successivo a quello di effettuazione delle operazioni, senza diritto alla detrazione dell’imposta relativa.

Imposte sul reddito. I contribuenti che applicano il regime forfetario sono esonerati dagli obblighi di registrazione e tenuta delle scritture contabili, fermo restando l’obbligo di tenere e conservare i registri previsti da disposizioni diverse da quelle tributarie. Non applicano gli studi di settore e i parametri, sebbene siano tenuti a fornire, nella dichiarazione dei redditi, alcune informazioni relative all’attività svolta; non operano le ritenute alla fonte, pur essendo obbligati a indicare in dichiarazione il codice fiscale del soggetto a cui sono stati corrisposti emolumenti; non subiscono le ritenute, in ragione dell’esiguità della misura dell’imposta sostitutiva.

Come si accede al regime forfettario? Contribuenti già in attività. Poiché il regime forfetario è un regime naturale, i contribuenti che già svolgono un’attività di impresa, arte o professione, vi accedono senza dover fare alcuna comunicazione preventiva o successiva. Tali soggetti sono, tuttavia, obbligati ad inviare apposita comunicazione telematica all’INPS entro il 28 febbraio di ciascun anno, qualora interessati a fruire del regime contributivo agevolato.

Contribuenti che iniziano l’attività. I contribuenti che iniziano un’attività d’impresa, arte o professione e che presumono di rispettare i requisiti e le condizioni previste per l’applicazione del regime, hanno l’obbligo di darne comunicazione nella dichiarazione di inizio attività (modello AA9/12). Tale comunicazione non ha valore di opzione, trattandosi di un regime naturale, ma è richiesta unicamente ai fini anagrafici. L’omessa indicazione nella dichiarazione di inizio attività dell’intenzione di applicare il regime forfetario non preclude, quindi, l’accesso al regime medesimo, ma è punibile con una sanzione amministrativa da 250 euro a 2.000 euro.

L’attestazione della sussistenza dei requisiti per l’accesso al regime e dell’assenza della cause ostative va fatta in sede di dichiarazione annuale dei redditi.

I contribuenti che potenzialmente devono applicare il regime forfetario hanno la possibilità di disapplicarlo, ovvero di fuoriuscirne, optando per la determinazione delle imposte sul reddito e dell’imposta sul valore aggiunto nei modi ordinari. L’opzione per il regime ordinario avviene tramite comportamento concludente, ma deve, in ogni caso, essere comunicata barrando l’apposito campo della dichiarazione annuale IVA da presentare successivamente alla scelta operata. L’omessa comunicazione in dichiarazione della volontà di applicare il regime ordinario non inficia l’opzione effettuata, ma è punibile con una sanzione amministrativa da 250 euro a 2.000 euro. L'opzione per l’applicazione del regime ordinario è valida per almeno un triennio.

Trascorso il periodo minimo di permanenza nel regime ordinario, l'opzione resta valida per ciascun anno successivo, fino a quando permane la concreta applicazione della scelta operata.

Inizio nuova attività. La Legge di stabilità per il 2016, al fine di favorire nuove iniziative economiche, ha stabilito che, a decorrere dal 2016, il reddito determinato in maniera forfettaria, sia assoggettato all’imposta sostitutiva del 5%, per i primi 5 anni di attività (in luogo del 15). Per poter beneficiare degli ulteriori vantaggi è necessario che:

  • il contribuente non abbia esercitato, nei tre anni precedenti l'inizio dell’attività, attività artistica, professionale ovvero d'impresa, anche in forma associata o familiare;
  • l’attività da esercitare non costituisca, in nessun modo, mera prosecuzione di altra attività precedentemente svolta sotto forma di lavoro dipendente o autonomo, escluso il caso in cui l’attività precedentemente svolta consista nel periodo di pratica obbligatoria ai fini dell’esercizio di arti o professioni;
  • qualora venga proseguita un’attività svolta in precedenza da altro soggetto, l’ammontare dei relativi ricavi e compensi, realizzati nel periodo d’imposta precedente quello di riconoscimento del beneficio, non sia superiore ai limiti che, a seconda dell’attività, consentono l’accesso al regime.

INPS. La circolare n. 22 del 31/01/2017 relativa al regime contributivo agevolato ai sensi della legge 23 dicembre 2014, n. 190, come modificata dalla legge 28 dicembre 2015, n. 208, afferma che i soggetti che intraprendono una nuova attività nel corso dell’anno, per la quale intendono aderire al regime agevolato, devono comunicare tale volontà con la massima tempestività rispetto alla ricezione del provvedimento d’iscrizione, in modo da consentire all’Istituto la corretta e tempestiva predisposizione della tariffazione annuale. Il regime in parola che, come noto, consiste nella riduzione contributiva del 35% (par. 1 circolare 35/2016), si applica anche nel 2017 ai soggetti già beneficiari del regime agevolato nel 2016 che, ove permangano i requisiti di agevolazione fiscale, non abbiano prodotto espressa rinuncia allo stesso.

 

Link utili: Info sul sito Agenzia delle Entrate

 

 

Ai giovani agricoltori 70 milioni

Fondi per l’insediamento in azienda (fino a 41 anni di età)

Via libera al bando 2018 per il Primo insediamento in agricoltura

E' stato pubblicato oggi in Gazzetta Ufficiale l'avviso di bando 2018 per il Primo insediamento in agricoltura, lo strumento ISMEA che ha l'obiettivo di facilitare l'accesso alla terra da parte dei giovani che intendono diventare imprenditori agricoli.  

I giovani di età compresa tra i 18 e i 41 anni non compiuti che si insediano in agricoltura per la prima volta potranno beneficiare di mutui a tasso agevolato per acquistare un'azienda agricola. 
Le agevolazioni sono legate alla presentazione di un Piano di Sviluppo aziendale che dimostri la sostenibilità economica, finanziaria e ambientale dell'intervento in relazione allo sviluppo dell'attività agricola. 
La dotazione finanziaria che ISMEA mette a disposizione per il bando 2018 è di 70 milioni di euro suddivisi in 2 lotti, 35 milioni di euro per le iniziative localizzate nelle Regioni del centro-nord e 35 milioni di euro per le iniziative nel Sud e nelle Isole.  
Negli ultimi due anni sono stati 151 i giovani che sono diventati imprenditori agricoli grazie all'intervento finanziario di ISMEA. Le risorse complessivamente messe in campo dall'Istituto sono state circa 116 milioni di euro che hanno interessato un totale di circa 6 mila ettari e contribuito alla creazione di 450 posti di lavoro. 

Le domande di accesso al bando potranno essere presentate attraverso lo Sportello Telematico dell'ISMEA a partire dalle ore 12 del 28 Marzo 2018 fino alle ore 12 dell'11 Maggio 2018.

(fonte: www.ismea.it

 

Il bando in sintesi

 

Le novità del bando 2018

  • Risorse pari a 70 milioni di euro per agevolare l’insediamento di giovani in imprese agricole
  • L’incentivo si rivolge ai giovani di età compresa tra i 18 e i 41 anni non compiuti.
  • Le aziende sono costituite sotto forma di imprese individuali e società agricole (di persone, di capitali ovvero di cooperative)
  • Le domande di ammissione alle agevolazioni che superino positivamente l’istruttoria sono ammesse alla fase di valutazione del fondo mediante sopralluogo presso i terreni oggetto dell’intervento
  • L’intervento fondiario nell’ambito del quale può essere concessa l’agevolazione può essere realizzato attraverso l’acquisto a cancello aperto (con esclusione quindi delle scorte vive e morte) della struttura fondiaria agricola e la sua successiva vendita, con patto di riservato dominio. In tal caso, l’importo di ciascun intervento non può essere inferiore a 250 mila euro e non può essere superiore a 2 milioni di euro

 

Come è articolato il bando?

Il bando è articolato in due lotti in base alla localizzazione geografi ca delle operazioni fondiarie:

  • Lotto 1 comprende le Regioni: Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Lombardia, Piemonte, Trentino Alto Adige, Valle d’Aosta, Veneto, Lazio, Marche, Toscana e Umbria. La dotazione destinata a finanziare le operazioni del Lotto 1 è pari a 35 mln di euro;
  • Lotto 2 comprende le Regioni: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia. La dotazione destinata a fi nanziare le operazioni del Lotto 2 è pari a 35 mln di euro.

Le domande di accesso sono istruite secondo l’ordine cronologico di presentazione e devono contenere gli elementi necessari a valutare l’ammissibilità ai fi ni della formazione delle graduatorie provvisorie.

 

In cosa consistono le agevolazioni?

Ai giovani è concesso un contributo in conto interessi nella misura massima attualizzata di 70 mila euro erogabile per il 60% alla conclusione del periodo di preammortamento e dunque all’avvio dell’ammortamento dell’operazione e per il 40% all’esito della corretta attuazione del piano aziendale allegato alla domanda di partecipazione. L’attuazione del piano non può avvenire prima della determina di concessione delle agevolazioni e, comunque, deve essere avviata entro 9 mesi dalla data di stipula dell’atto di concessione delle agevolazioni e completata in un periodo massimo di cinque anni dalla stipula stessa, pena la decadenza dal contributo. La durata del piano di ammortamento dell’operazione può, su domanda del richiedente, essere alternativamente di 15 anni (più 2 anni di preammortamento), 20 anni (più 2 anni di preammortamento) e 30 anni (comprensivi di 2 anni di preammortamento).

(fonte: ItaliaOggi, 29/03/2018)

 

Il Decreto Concorrenza ha portato numerosi cambiamenti e ha generato non pochi dubbi, perplessità e malumori. In situazioni del genere dobbiamo essere pronti a cogliere gli aspetti positivi e a sfruttare le opportunità che ci vengono concesse.

Con l’entrata in vigore della L. 124/2017 (Decreto concorrenza) vi è stato un ampliamento dei soggetti che possono essere titolari di farmacie. A seguito del citato intervento normativo, possono essere titolari dell’esercizio della farmacia privata:

  • persone fisiche;
  • società di persone;
  • società di capitali;
  • società cooperative a responsabilità limitata.

Le nuove norme hanno inoltre stabilito che, a determinate condizioni, possono essere soci di una società titolare di farmacia anche soggetti non farmacisti. Ciò è possibile qualora i soci

  • non esercitino una professione medica o un’attività riconducibile al settore della produzione e informazione scientifica del farmaco;
  • non siano titolari di un rapporto di lavoro;
  • non siano titolari, gestori provvisori, direttori o collaboratori di altra farmacia.

Queste limitazioni valgono anche per i soci farmacisti.

Potremmo quindi chiederci se sia opportuno, per una attività già in essere, passare a una forma societaria.

In questo caso la costituzione di una società avviene mediate il conferimento dell’azienda-farmacia (individuale o familiare) nella società costituenda.

L’operazione di conferimento appena citata, da un punto di vista fiscale, è neutrale (art. 176 del TUIR e art. 2 DPR 633/1972), cioè “i conferimenti di aziende effettuati tra soggetti residenti nel territorio dello Stato nell'esercizio di imprese commerciali, non costituiscono realizzo di plusvalenze o minusvalenze” e “non sono considerate cessioni di beni … le cessioni e i conferimenti in società o altri enti, compresi i consorzi e le associazioni o altre organizzazioni, che hanno per oggetto aziende o rami di azienda”: non si generano somme imponibili e, di conseguenza, non vi sono imposte da pagare in relazione all’operazione.

Altro aspetto importante e da tenere in considerazione è quello dei vantaggi che tale operazione, con alcuni passaggi e accorgimenti pianificati, potrebbe generare.

In particolare potremmo avere interessanti vantaggi per quanto riguarda imposte dirette ed IRAP nel caso in cui evidenziassimo l’eventuale avviamento dell’impresa/farmacia conferita nella società all’interno della contabilità di quest’ultima e procedessimo al riconoscimenti ai fini fiscali di tale valore mediante il cosiddetto affrancamento (rif. Circolare 8/E/2010 Agenzia Entrate; art. 176, co. 2-ter TUIR).

Il riconoscimento fiscale del valore dell’avviamento

  1. comporta il pagamento dell’imposta sostitutiva dell’IRPEF, dell’IRES e dell’IRAP per una aliquota pari al 12%, al 14% oppure al 16% a seconda dell’importo da “affrancare”
  2. e permette la deduzione dal reddito d’impresa (IRPEF per i soci di società di persone; IRES per le società di capitali) e dall’imponibile IRAP delle relative quote di ammortamento.

 

 

(fonte www.garanteprivacy.it)

Link e aggiornamenti utili:

 

Il Garante della Privacy ha messo a disposizione sul proprio sito un aggiornamento della guida all'applicazione del Regolamento UE 2016/679. Di seguito il comunicato e il link per scarcare la nuova guida.

Nuovo Regolamento Ue sulla privacy. Online l'aggiornamento 2018 della Guida applicativa

Il Garante per la protezione dei dati personali mette a disposizione l'aggiornamento 2018 della Guida all'applicazione del Regolamento UE 2016/679 in materia di protezione dei dati personali.

Il documento - che traccia un quadro generale delle principali innovazioni introdotte dal Regolamento e fornisce indicazioni utili sulle prassi da seguire e gli adempimenti da attuare per dare corretta applicazione alla normativa - è stato in parte modificato e integrato alla luce dell'evoluzione della riflessione a livello nazionale ed europeo. Il testo potrà subire ulteriori aggiornamenti, allo scopo di offrire sempre nuovi contenuti e garantire un aggiornamento costante.

La guida è disponibile sul sito del Garante www.garanteprivacy.it in formato ipertestuale navigabile e in pdf scaricabile.

 

In questi giorni avrete sentito parlare di imminenti cambiamenti in materia privacy e avrete letto o visto l'acronimo GDPR.

GDPR sta per regolamento generale sulla protezione dei dati (General Data Protection Regulation- Regolamento UE 2016/679): è un Regolamento con il quale la Commissione europea vuole rafforzare e rendere più omogenea la protezione dei dati personali di cittadini e dei residenti dell'Unione Europea, sia all'interno che all'esterno dei confini dell'UE.

Il testo è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale Europea il 4 maggio 2016, è entrato in vigore il 25 maggio dello stesso anno ed inizierà ad avere efficacia il 25 maggio 2018.

Sono previste le seguenti sanzioni:

  • ammonizione scritta in casi di una prima mancata osservanza non intenzionale;

  • accertamenti regolari e periodici sulla protezione dei dati;

  • una multa fino a 10 milioni di euro, o fino al 2% del volume d'affari globale registrato nell'anno precedente nei casi previsti dall'Articolo 83, Paragrafo 4 o fino a 20 milioni di euro o fino al 4% del volume d'affari nei casi previsti dai Paragrafi 5 e 6.

Il GDPR nasce da precise esigenze, come indicato dalla stessa Commissione Ue, di certezza giuridica, armonizzazione e maggiore semplicità delle norme riguardanti il trasferimento di dati personali dall’Ue verso altre parti del mondo. Si tratta poi di una risposta, necessaria e urgente, alle sfide poste dagli sviluppi tecnologici e dai nuovi modelli di crescita economica, tenendo conto delle esigenze di tutela dei dati personali sempre più avvertite dai cittadini UE.

In estrema sintesi con il GDPR:

  • vengono introdotte regole più chiare su informativa e consenso;

  • si definiscono i limiti al trattamento automatizzato dei dati personali;

  • vengono poste le basi per l’esercizio di nuovi diritti;

  • sono stabiliti criteri rigorosi per il trasferimento degli stessi al di fuori dell’Ue;

  • si fissano norme rigorose per i casi di violazione dei dati (data breach).

Le norme si applicano anche alle imprese situate fuori dall’Unione europea che offrono servizi o prodotti all’interno del mercato UE. Tutte le aziende, ovunque stabilite, dovranno quindi rispettare le nuove regole. Imprese ed enti avranno più responsabilità e caso di inosservanza delle regole rischiano pesanti sanzioni.

 

ATTENZIONE: è opportuno iniziare fin d'ora a fare il punto della situazione in materia privacy all'interno della propria organizzazione e pianificare gli interventi necessari per farsi trovare pronti a maggio. Per info: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Seguiranno aggiornamenti e approfondimenti

 

Un piccolo approfondimento

A maggio 2018, pertanto, sono previsti importanti cambiamenti in materia di privacy.

Le modifiche alla normativa provengono dal Regolamento UE 2016/679 e del recepimento della Direttiva UE 2016/680.

Provvedimenti di riferimento:

  1. Regolamento europeo in materia di protezione dei dati personali pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea GUUE del 4.5.2016;
  2. Direttiva 2016/680 in materia di trattamento dati personali nei settori di prevenzione, contrasto e repressione dei crimini, nonché alla libera circolazione di tali dati pubblicata nella stessa GUUE del Regolamento.

A partire dal 25 Maggio 2018 il primo provvedimento sarà direttamente applicabile in tutti i Paesi UE e, pertanto, l’attuale codice della privacy (D.Lgs. n. 196/2003) accoglierà tutte le nuove disposizioni europee. La normativa sulla privacy, all'art. 4 – p. 2 del Regolamento UE 2016/679 identifica come “trattamento dei dati” qualsiasi operazione o insieme di operazioni, compiute con o senza l’ausilio di processi automatizzati e applicate a dati personali o insiemi di dati personali, come la raccolta, la registrazione, l’organizzazione, la strutturazione, la conservazione, l’adattamento o la modifica, l’estrazione, la consultazione, l’uso, la comunicazione mediante trasmissione, diffusione o qualsiasi altra forma di messa a disposizione, il raffronto o l’interconnessione, la limitazione, la cancellazione o la distruzione.

Tale definizione ricomprende qualsiasi situazione e/o operazioni riguardanti i “dati personali”, inerenti cioè qualsiasi informazione riguardante una persona fisica identificata o identificabile direttamente o indirettamente, tramite un identificativo come il nome, un numero di identificazione e simili.

L’art. 5 del Regolamento UE 2016/679, in tema di “modalità del trattamento dei dati personali”, dispone che tali informazione debbono essere

  • trattate in maniera da garantirne un’adeguata sicurezza in termini anche di integrità e riservatezza;

  • raccolte in modo lecito, corretto e trasparente nei confronti dell’interessato;

  • per finalità determinate, esplicite e legittime;

  • trattate successivamente solo in modo compatibile con le superiori finalità;

  • adeguate, pertinenti e limitate al necessario per le finalità del trattamento;

  • esatte e, se necessario, aggiornate;

  • conservate in una forma che consenta l’identificazione degli interessati solo per il tempo strettamente necessario per le finalità del trattamento.

L'art. 9 del Regolamento in parola prevede particolari adempimenti in tema di trattamento dei dati personali che rivelino l’origine razziale-etnica, le opinioni politiche, le convinzioni religiose-filosofiche, l’appartenenza sindacale, i dati genetici-biometrici che identificano in modo univoco una persona fisica, oppure i dati relativi alla salute o alla vita sessuale o di orientamento sessuale della persona. In questi casi l’interessato deve prestare il proprio consenso esplicito oppure rende lui stesso pubbliche tali notizie. Il trattamento sopra descritto è possibile:

  • per accertare, esercitare o difendere un diritto in sede giudiziaria o ogniqualvolta le autorità giurisdizionali esercitino le loro funzioni giurisdizionali;

  • quando necessario per motivi di interesse pubblico proporzionato alle finalità perseguite;

  • per finalità di medicina preventiva-del lavoro, compresa la valutazione della capacità lavorativa del dipendente;

  • a fini di archiviazione nel pubblico interesse, di ricerca scientifica o storica o a fini statistici.

 

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