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In questi giorni tiene banco la questione “sacchetti di plastica”. Cerchiamo di riassumere la situazione.

 

News!  Ecco la circolare interpretativa del Ministero dell'Ambiente - 04/01/2018: MinAmbiente - Shopper (testo della circolare)

Clicca qui per un estratto della circolare in fondo a questa pagina

 

Il D.L. Sud prevede la progressiva riduzione dell'uso di sacchetti di plastica non rispondenti a determinate caratteristiche. Fino a 25mila euro di sanzioni per chi viola le nuove norme

Stretta sui sacchetti di plastica. Obiettivo: disincentivare l'utilizzo di buste di plastica a favore di sacchetti biodegradabili o composti da materiali riutilizzabili.

Ulteriore accelerazione a tale processo è stata fornita dall'approvazione del maxiemendamento al c.d. D.L. Sud, recante disposizioni urgenti per la crescita economica nel Mezzogiorno, il quale prevede anche interventi per ridurre l'uso delle buste di plastica, ottemperando a quanto stabilito dalle norme europee.

 

Normativa

Andiamo a vedere cosa dispongono le norme in materia.

L'art. 9-bis del decreto attua la direttiva (UE) 2015/720 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2015, che modifica la direttiva 94/62/CE per quanto riguarda la riduzione dell'utilizzo di borse di plastica in materiale leggero.

La norma mira a favorire la riduzione dell'utilizzo di borse di plastica e chiarisce le caratteristiche tecniche sia del materiale "plastica" che dei vari tipi di sacchetti: borse di plastica, borse in materiale leggero e ultraleggero, borse oxo-degradabili, biodegradabili e compostabili.

Per commercializzazione di borse di plastica si intende la fornitura di borse di plastica a pagamento o a titolo gratuito da parte dei produttori e dei distributori, nonché da parte dei commercianti nei punti vendita di merci o prodotti.

Per favorire la distinzione tra i diversi tipi di sacchetto al fine di informare in maniera idonea il consumatore sul materiale della borsa che utilizza, il decreto prevede che vi vengano apposti elementi identificativi e diciture idonee ad attestare che le borse prodotte rientrino in una delle tipologie commercializzabili.

 

Dal 1° Gennaio 2018: divieto di commercializzazione delle borse di plastica

Fatta salva la commercializzazione delle borse di plastica biodegradabili e compostabili, è stabilito il divieto di commercializzazione delle borse di plastica in materiale leggero, nonché delle altre borse di plastica.

Fanno eccezione le borse di plastica riutilizzabili con maniglia esterna alla dimensione utile del sacco:

  • se fornite come imballaggio per il trasporto in esercizi che commercializzano generi alimentari, dovranno contenere almeno il 30% di plastica riciclata e lo spessore della singola parete dovrà essere superiore a 200 micron;

  • se fornite in esercizi che commercializzano esclusivamente merci e prodotti diversi dai generi alimentari, la percentuale di plastica riciclata sarà almeno del 10% e lo spessore superiore a 100 micron.

 

ATTENZIONE: non è ammessa la distribuzione a titolo gratuito e il prezzo di vendita della singola unità dovrà risultare dallo scontrino o fattura d'acquisto delle merci o prodotti acquistati.

L’esercente dovrà quindi stabilire un prezzo di vendita della singola unità, che dovrà risultare sullo scontrino o sulla fattura di vendita. Gli esercenti saranno quindi tenuti ad adeguare il registratore di cassa riservando sullo scontrino una voce specifica alla vendita delle borse di plastica (con IVA al 22%).

 

Dal 1° gennaio 2018 progressiva riduzione delle borse di plastica

Il provvedimento in analisi mira alla progressiva riduzione della commercializzazione delle borse di plastica in materiale ultraleggero, diverse da quelle biodegradabili e compostabili con una determinata percentuale di plastica riciclata.

Dal 1º gennaio 2018 possono essere commercializzate solo ed esclusivamente le borse biodegradabili e compostabili e quelle ultraleggere con un contenuto minimo di materia prima rinnovabile non inferiore al 40% che sarà aumentato prima al 50% e poi 60% a partire, rispettivamente dal 1º gennaio 2020 e dal 1º gennaio 2021.

A verificare la presenza del contenuto minimo di materia prima rinnovabile saranno gli appositi organismi accreditati.

N.B.: il sacchetto dovrà essere regolarmente pagato e non potrà essere distribuito gratuitamente.

 

Quali sacchetti possono circolare?

In base al Decreto Legge Mezzogiorno (D.L 20 giugno 2017 n. 91, convertito dalla  legge 123/2017) possono liberamente circolare, con l’obbligo di cessione a titolo oneroso, cioè con il divieto di cederli gratuitamente (il prezzo di vendita per singola unità deve obbligatoriamente risultare dallo scontrino o fattura d’acquisto delle merci o dei prodotti trasportati per il loro tramite) 4 diversi tipi di borsette per il trasporto:

1) le borse di plastica in materiale ultraleggero di spessore inferiore a 15 micron: quelle tipicamente usate per motivi di igiene alimentare (come avvolgere il pesce venduto al banco) o come imballaggio primario per alimenti sfusi, quali ad esempio la frutta e verdura (spesso in uso nei supermercati accanto ai banchi di ortofrutta).

Tali tipi di borse (questa è la novità principale del Decreto 91/2017) sono oggetto di progressiva riduzione della commercializzazione: dal 1° gennaio 2018, possono essere commercializzate esclusivamente le borse biodegradabili e compostabili e con un contenuto minimo di materia prima rinnovabile non inferiore al 40%; percentuale che sale al 50% dal 1° gennaio 2020 ed al 60% dal 1° gennaio 2021.

2) le borse di plastica biodegradabili e compostabili secondo i requisiti dello standard UNI EN 13432:2002.

ATTENZIONE: biodegradabile non necessariamente equivale a compostabile: la legge richiede, invece, specifici requisiti proprio di compostabilità. Quindi un sacchetto potrebbe essere dichiarato in senso lato “biodegradabile”, ma non essere a norma. Per capire se un sacchetto è legale o meno, bisogna leggere l’etichetta.

I bioshopper conformi alla norma recano indicazioni che contengono termini quali “compostabile” e “rispetta la norma UNI EN 13432” (es.  “Sacco biodegradabile e compostabile conforme alla norma UNI EN 13432:2002. Sacco utilizzabile per la raccolta dei rifiuti organici”). Invece, scritte quali “biodegradabile” (senza il termine “compostabile”) o “rispetta la normativa UNI EN 14855” non offrono garanzie di conformità ai limiti imposti dalla norma di riferimento, che è esclusivamente la UNI EN 13432:2002.

3) le borse di plastica riutilizzabili con maniglia esterna a condizione rispondano a queste caratteristiche:

  • con spessore della singola parete superiore a 200 micron e contenenti una percentuale di plastica riciclata di almeno il 30% fornite, come imballaggio per il trasporto, in esercizi che commercializzano generi alimentari;

  • con spessore della singola parete superiore a 100 micron e contenenti una percentuale di plastica riciclata di almeno il 10% fornite, come imballaggio per il trasporto, in esercizi che commercializzano esclusivamente merci e prodotti diversi dai generi alimentari

4) le borse di plastica riutilizzabili con maniglia interna a condizione rispondano a queste caratteristiche:

  • con spessore della singola parete superiore a 100 micron e contenenti una percentuale di plastica riciclata di almeno il 30%, fornite, come imballaggio per il trasporto, in esercizi che commercializzano generi alimentari;

  • con spessore della singola parete superiore a 60 micron e contenenti una percentuale di plastica riciclata di almeno il 10% fornite, come imballaggio per il trasporto, in esercizi che commercializzano esclusivamente merci e prodotti diversi dai generi alimentari.

 

Sanzioni

Per i trasgresori è prevista una sanzione amministrativa pecuniaria da 2.500 a 25.000 euro. All'accertamento delle violazioni provvedono, d'ufficio o su denunzia, gli organi di polizia amministrativa.

La sanzione è aumentata fino al quadruplo del massimo se la violazione del divieto riguarda ingenti quantitativi di borse di plastica oppure un valore di queste ultime superiore al 10% del fatturato del trasgressore, nonché in caso di utilizzo di diciture o altri mezzi elusivi degli obblighi.

 

Approfondimenti

 

*fonte: Il Sole 24 Ore (04/01/2018)

Cosa prevede la normativa europea?

La direttiva europea introduce l’obbligo di limiti ai sacchetti della spesa simili a quelli che esistono da anni in Italia, dove le buste del supermercato sono biodegradabili e a pagamento da anni. L’Italia anni fa era stata messa sotto accusa per avere imposto i sacchi biodegradabili, limite alla libera circolazione delle merci di produttori esteri sul mercato italiano. Ma dopo anni di contenziosi anche l’Europa si era adeguata agli standard italiani e aveva varato una direttiva modellata sull’esperienza italiana.

Ma l’Italia, che aveva anticipato la direttiva, era in infrazione perché non l’aveva recepita con un atto formale.

 

L’Europa esclude le sportine ultraleggere

La direttiva 2015/720 non impone regole sui sacchetti leggeri, al contrario. Dice la direttiva: «Gli Stati membri possono scegliere di esonerare le borse di plastica con uno spessore inferiore a 15 micron («borse di plastica in materiale ultraleggero») fornite come imballaggio primario per prodotti alimentari sfusi».

Cioè dice l’esatto contrario di quanto ha appena fatto l’Italia.

 

La legge italiana di agosto

In estate il Parlamento ha approvato il decreto Mezzogiorno nel quale all’articolo 9-bis è stato aggiunto il recepimento della direttiva 720. Ma sono stati aggiunti anche emendamenti che impongono dal 1° gennaio l’uso esclusivo di plastica biodegradabile per i sacchettini “ultraleggeri” con i quali si pesano e si prezzano i prodotti sfusi come pane, ortaggi, frutta.

 

Sacchettini dell’ortofrutta ma anche della farmacia

La normativa riguarda tutte le borse di plastica ultraleggere (comma 2). Sono quei sacchetti sottilissimi con i quali nei supermercati i consumatori fanno la pesatura e la prezzatura di pane, frutti, ortaggi, formaggi e così via.

Ma la norma riguarda non solamente quelle confezioni da pesare e prezzare al supermercato: riguarda tutti gli utilizzi di piccoli imballaggi di plastica come i sacchetti del farmacista, in gran parte biodegradabili da anni ma finora offerti a titolo gratuito. Il sacchetto del farmacista va messo a parte sullo scontrino.

 

Obbligatorio pagare

La legge (comma 5) impone che questi sacchetti vengano pagati dal consumatore. Non fissa il prezzo e non dà un costo massimo.

La norma dice semplicemente: «Le borse di plastica in materiale ultraleggero non possono essere distribuite a titolo gratuito e a tal fine il prezzo di vendita per singola unità deve risultare dallo scontrino o fattura d’acquisto delle merci o dei prodotti imballati».

L’obiettivo è dare un valore al bene, prima in apparenza gratuito. Ciò induce a in consumatore comportamenti consapevoli.

 

I “nuovi” sacchettini ultraleggeri

I sacchettini ultraleggeri utilizzabili dal 2018 possono essere riusati in altri modi. Ad esempio possono essere riutilizzati per raccogliere i rifiuti organici da destinare al compostaggio come già avviene per le borse della spesa biodegradabili.

Attenzione. Questi sacchettini ultraleggeri

  • non possono essere riusati per comprare altri prodotti alimentari sfusi;

  • non possono essere riutilizzati per lo stesso fine per cui sono stati prodotti e venduti, cioè contenere alimenti sfusi a contatto diretto.

Il comma 3 prevede che «Sono fatti comunque salvi gli obblighi di conformità alla normativa sull’utilizzo dei materiali destinati al contatto con gli alimenti adottata in attuazione dei regolamenti (UE) n. 10/2011, (CE) n. 1935/2004 e (CE) n. 2023/2006, nonché il divieto di utilizzare la plastica riciclata per le borse destinate al contatto alimentare».

Ciò significa che per l’igiene degli alimenti che vengono a contatto, l’imballaggio deve essere vergine e non deve provenire dall’esterno del negozio.

 

 

News farmacia

Fonte: www.federfarma.it (29/12/2017)

Sacchetti, da Federfarma locandina per informare la clientela

La novità è già nota e sta facendo discutere parecchio, non solo tra i farmacisti: dal primo gennaio i sacchetti per la spesa in plastica biodegradabile e compostabile non potranno più essere forniti gratuitamente ai clienti ma andranno fatti pagare, con addebito sullo scontrino. L’obbligo scaturisce dalla legge 123/2017, che sul tema recepisce indicazioni provenienti dall’Unione europea dirette a sensibilizzare il pubblico sui problemi ambientali. E per aiutare le farmacie a informare correttamente i propri clienti, Federfarma ha realizzato una locandina che i titolari riceveranno con il primo numero del 2018 di Farma7, datato 12 gennaio.

L’avviso potrà essere affisso di fronte al banco o nelle vicinanze della cassa e mette nel dovuto risalto il fatto che l’addebito del sacchetto non dipende da una scelta della farmacia ma deriva da un preciso obbligo di legge: «Per ridurre l’utilizzo delle buste di plastica» recita il testo della locandina «il decreto-legge 91/2017, convertito dalla legge 123/2017, stabilisce che anche le buste biodegradabili e compostabili devono essere pagate dal cittadino. E il costo del sacchetto deve essere obbligatoriamente riportato sullo scontrino fiscale».

Un’anteprima dell’avviso è stata diffusa ieri da Federfarma tramite circolare, nella quale il sindacato ribadisce le indicazioni già fornite agli associati la settimana scorsa: l’obbligo di addebitare sullo scontrino il costo della busta di plastica «vale per tutti gli esercizi commerciali ed è stato confermato anche da Confcommercio e da Assobioplastiche, l’associazione dei produttori di plastiche biodegradabili e compostabili». Sul tema ieri è intervenuta anche Federfarma Verona con un comunicato diffuso alle testate della stampa generalista.

 

*fonte www.minambiente.it

Ecco un estratto della circolare del Ministero dell'Ambiente del 04/01/2018

Sulla base di questi principi e criteri di delega e in attuazione delle definizioni e disposizioni della direttiva 2015/720/UE, il Legislatore nazionale ha previsto un doppio regime:

  • una disciplina che mantiene un divieto di commercializzazione delle borse in materiale leggero o di maggiore spessore e introduce formalmente il c.d. “pricing” già ampiamente praticato dagli operatori del settore su base volontaria dal 2012;
  • un insieme di norme che introduce gradualmente, a partire dal 1° gennaio 2018, restrizioni alla commercializzazione delle buste di plastica ultraleggere che si concretizzano attraverso il divieto delle buste ultraleggere non ecologiche e prevede, anche per detta tipologia di buste, il c.d. “pricing”.

 

BUSTE DI PLASTICA COMMERCIALIZZABILI

Tutto ciò premesso e alla luce della disposizione applicabile dal 1° gennaio 2018, si ritiene utile riassumere la disciplina dell’utilizzo delle borse di plastica fornite ai consumatori per il trasporto di merci o prodotti (art. 218, comma 1, lett. dd-ter, D.Lgs. n. 152/2006):

1. borse di plastica riutilizzabili con maniglia esterna alla dimensione utile del sacco:

  • con spessore della singola parete superiore a 200 micron e contenenti una percentuale di plastica riciclata di almeno il 30 per cento fornite, come imballaggio per il trasporto, in esercizi che commercializzano generi alimentari;
  • con spessore della singola parete superiore a 100 micron e contenenti una percentuale di plastica riciclata di almeno il 10 per cento fornite, come imballaggio per il trasporto, in esercizi che commercializzano esclusivamente merci e prodotti diversi dai generi alimentari;

2. borse di plastica riutilizzabili con maniglia interna alla dimensione utile del sacco:

  • con spessore della singola parete superiore a 100 micron e contenenti una percentuale di plastica riciclata di almeno il 30 per cento fornite, come imballaggio per il trasporto, in esercizi che commercializzano generi alimentari;
  • con spessore della singola parete superiore a 60 micron e contenenti una percentuale di plastica riciclata di almeno il 10 per cento fornite, come imballaggio per il trasporto, in esercizi che commercializzano esclusivamente merci e prodotti diversi dai generi alimentari;

3. borse di plastica biodegradabili e compostabili certificate da organismi accreditati e rispondenti ai requisiti di biodegradabilità e di compostabilità;

4. borse ultraleggere biodegradabili e compostabili di spessore inferiore a 15 micron, realizzate con almeno il 40% di materia prima rinnovabile, ai fini di igiene fornite come imballaggio primario per alimenti sfusi, come frutta, verdura ed altri alimenti che non siano già stati preincartati dal produttore.

 

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