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Da un punto di vista aziendale le rimanenze di magazzino rappresentano dei fattori produttivi a breve ciclo di utilizzo o combinazioni di essi che, non essendo stati ancora impiegati o venduti, sono disponibili per la gestione futura.

In questa sede troverete dei termini tecnici, che sicuramente non siete soliti sentire o usare, ma, aldilà delle definizioni, è importante iniziare a comprendere e conoscere, oltre che gli obblighi e gli adempimenti, le conseguenze contabili e fiscali dei fatti, dei comportamenti e del metodo di gestione. Tutto quello che facciamo trova rappresentazione nel bilancio e nei modelli dichiarativi. Questo non vuol dire che dobbiamo basare ogni nostra decisione su variabili fiscali, anzi, tale tipo di strategia è sicuramente fallimentare, ma deve essere chiaro che tra le variabili da considerate nella strategia e nella programmazione della nostra attività va considerata anche l'area contabile e fiscale.

Alla base della predisposizione del bilancio vi è, tra gli altri, il principio della competenza economica. La competenza si basa sulla correlazione tra costi e ricavi e stabilisce che l’effetto economico di tutti gli eventi di gestione deve essere attribuito all’esercizio cui compete e non a quello in cui si manifestano i correlativi incassi o pagamenti.

Nel caso dei fattori produttivi a breve ciclo di utilizzo, si considerano

  • di competenza dell'esercizio i costi e i ricavi dei fattori a breve ciclo di utilizzo se al termine del periodo amministrativo essi sono totalmente utilizzati e venduti;

  • di competenza futura e, pertanto, rinviati al successivo esercizio, i costi e i ricavi che riguardano elementi non utilizzati o non venduti al termine dell'esercizio.

Sotto il profilo contabile la rilevazione delle rimanenze di magazzino rientra tra le operazioni di assestamento, fatte a fine anno prima della chiusura del bilancio (inventario al 31 dicembre). In particolare serve a rettificare, rinviando al futuro, costi finanziariamente manifestatisi (acquisti), ma economicamente di competenza futura (cioè acquistati ma non ancora venduti).

Nel corso dell'anno la farmacia effettua molteplici ordinazioni e acquisti di prodotti, diversi per quantità e valori (prezzi). Per queste ragioni la valutazione delle scorte di magazzino deve essere effettuata tenendo separate le differenti categorie di merci e effettuando una distinzione, all'interno di ogni categoria, i vari articoli che ne fanno parte.

La rilevazione delle quantità da valutare, che deve fotografare la situazione del magazzino alla fine dell'esercizio (31 dicembre), può essere ottenuta attraverso

  • la rilevazione fisica dei singoli prodotti presenti in magazzino, cioè l'esecuzione dell'inventario “di fatto”, tipico per un'azienda come la farmacia;

  • un sistema integrato ed affidabile di scritture contabili di magazzino che garantisca una puntuale conoscenza delle scorte in ogni momento; è questo il caso dell'inventario “contabile”, effettuato, magari, attraverso l'ausilio di un gestionale.

La valutazione al 31 dicembre è finalizzata alla verifica della corrispondenza tra le quantità di prodotti effettivamente presenti in magazzino e le quantità di rimanenze risultanti a livello contabile. Questa valutazione n farmacia viene effettuata, solitamente, mediante l'inventario fisico (di fatto) alla data di riferimento del bilancio.

Le farmacie devono redigere l'inventario analitico di magazzino, nel quale devono essere indicate analiticamente le giacenze: quantità e valore.

Considerando che la rilevazione delle quantità non presenta particolari problemi, poiché è sufficiente “contare” i prodotti presenti, dobbiamo soffermarci sui criteri di valutazione.

Il criterio alla base delle valutazioni di magazzino è quello del costo storico, cioè del costo sostenuto per acquisire i prodotti in rimanenza.

Per i beni non fungibili, cioè quelli che hanno una loro individualità e non possono essere sostituiti gli uni con gli altri, la valutazione viene effettuata al costo effettivo, mentre per i beni fungibili, cioè quelli che possono essere sostituiti con altri della stessa specie perché adempiono tutti la stessa funzione economica, possono essere adottati diversi criteri:

  • costo medio ponderato, mediante il quale le rimanenze vengono valutate in base al valore ottenuto dalla media ponderata dei costi di acquisto;

  • LIFO, secondo tale metodo l'ultimo prodotto acquistato è il primo venduto, perciò alle rimanenze viene attribuito il costo dei prodotti acquistati “prima”; tale metodologia tende a contrapporre i costi correnti ai ricavi correnti (recenti), attenuando gli effetti dell'inflazione;

  • FIFO, in base al quale il primo prodotto acquistato è il primo venduto, perciò alle rimanenze viene attribuito il costo dei prodotti acquistati “per ultimo”; tale metodo generalmente rispecchia maggiormente i reali flussi del magazzino.

Nel processo di valutazione delle rimanenze è imprescindibile il rispetto

  • del principio della competenza: se tutti i beni acquistati non sono stati venduti e risultano esistenti in magazzino, in chiusura dell’esercizio occorre rilevare i beni in rimanenza da rinviare al nuovo esercizio per poter correlare ai ricavi di vendita il costo di acquisto delle sole merci vendute;

  • del principio della prudenza, la cui finalità è quella di salvaguardare il patrimonio dell'impresa ed evitare la distribuzione di utili che l’impresa non ha effettivamente conseguito. La sua applicazione comporta l’imputazione all'esercizio di riferimento dei costi e delle perdite presunti e l’obbligo di non considerare i ricavi e gli utili non ancora realizzati

La valutazione e il trattamento fiscale delle rimanenze risultano differenti rispetto a quanto previsto dal codice civile.

Il codice civile prevede che le rimanenze, costituite esclusivamente da merci, sono iscritte al minore tra il costo di acquisto e il valore di realizzo desumibile dall'andamento del mercato, applicando il costo medio ponderato per articolo. Tale regolamentazione risponde al principio della prudenza ed è volta a tutelare i terzi che intrattengono rapporti con l'impresa, evitando di sopravvalutare il patrimonio di quest'ultima.

A livello contabile le rimanenze costituiscono un'attività dello stato patrimoniale e, più nello specifico, fanno parte dell'attivo circolante, poiché possono essere “rapidamente convertite” (attraverso la vendita) in denaro.

Nel conto economico, nel quale si riepilogano costi e ricavi di competenza per la determinazione del risultato di esercizio (utile o perdita), la variazione delle rimanenze (rimanenze finali – rimanenze iniziali) di prodotti finiti (farmaci, parafarmaci, altri prodotti) sono considerate nei ricavi di esercizio. Se le rimanenze finali sono maggiori di quelle iniziali, avremo un aumento del risultato di esercizio da tassare (discorso opposto nel caso delle rimanenze finali minori delle iniziali).

Le rimanenze rappresentano un impiego di risorse per un'impresa e, come tali, generano costi e influiscono sugli equilibri patrimoniali, economici e finanziari: un livello (troppo) elevato di rimanenze genera costi di gestione, consuma risorse finanziarie e può generare il bisogno di accedere a fonti di finanziamento per sostenere determinati livelli di scorte; un livello di scorte (troppo) basso rispetto a quello ottimale per l'attività potrebbe influire negativamente sulla redditività, poiché non rispondiamo tempestivamente al mercato e alle richieste dei clienti, con evidenti conseguenze patrimoniali e finanziarie.

La valutazione fiscale delle rimanenze è disciplinata dall’art. 92 del TUIR.

La normativa fiscale prevede l’utilizzo del LIFO a scatti annuale: in base a tale metodo si raggruppano i beni in base alla loro natura, cioè in base alle caratteristiche merceologiche in comune e al loro valore, attribuendo a ciascun gruppo un valore non inferiore a quello determinato con il LIFO a scatti annuale.

A livello operativo avviene questo:

  1. Nel primo esercizio si attribuisce un valore pari al costo medio ponderato (costo tot. beni / quantità);

  2. Negli esercizi successivi:

    • se vi è stato un aumento delle rimanenze, le maggiori quantità si calcolano al costo medio ponderato, sommando:

VALORE ESIST. INIZIALI

+ INCREMENTO

= VALORE RIMANENZA FINALE

    • se vi è stato un decremento, la diminuzione si imputa agli incrementi formatisi negli esercizi precedenti, partendo dal più recente e proseguendo via via a ritroso.

Il valore delle rimanenze che ne viene con il LIFO a scatti annuale rappresenta il valore fiscale minimo.

Per le farmacie e le parafarmacie che adottano il metodo del prezzo al dettaglio, si potrà compilare una distinta di tutte le merci in rimanenza al 31 dicembre, la cui somma dei prezzi di vendita, scorporata della percentuale di ricarico, determinerà il valore delle rimanenze, illustrando opportunamente i criteri e le modalità di calcolo adottate.

L’inventario dovrà essere predisposto con la massima cura e precisione, tenendo conto che, sotto il profilo fiscale, il dettaglio delle rimanenze dovrà essere conservato ed eventualmente esibito per far fronte ad accessi, ispezioni, verifiche da parte dell’Amministrazione Finanziaria.

Quanto appena esposto è utile all'inquadramento delle rimanenze di magazzino nel complesso contabile e fiscale aziendale.

Come accennato le rimanenze sono costi sospesi rinviati all'esercizio successivo. Ad esempio se ho 50.000 di acquisti e 40.000 di vendite è sbagliato a dire che ho una perdita di 10.000 euro: Se ho rimanenze per 11.000, avrò costi per 50.000 (acquisti) e componenti positivi per 51.000 (vendite + rimanenze finali) con un reddito di 1.000 (51.000 – 50.000).



Attenzione: regime per cassa del 2017 per le imprese minori

Le farmacie con un fatturato fino a 700.000 euro l’anno al netto dell’IVA possono tenere o continuare a tenere la contabilità semplificata (mediante la tenuta del registro delle vendite e del registro degli acquisti).

Il regime per cassa non è obbligatorio e si può evitare optando per il regime di contabilità ordinaria con determinazione del reddito per competenza (vincolo triennale).

Per i contribuenti in regime semplificato, come per gli “ordinari”, fino al 2016 il reddito è stato determinato seguendo il principio di competenza: si computano le vendite realizzate nell’anno di riferimento, a prescindere dalla riscossione, al netto delle spese per l'acquisto di prodotti e per le spese di gestione riferite allo stesso periodo d’imposta e anche se non effettivamente pagate (principio di competenza).

Con la Legge di Bilancio 2017 si è stabilito che la contabilità semplificata, dal periodo di imposta 2017, segue un principio misto: alcuni elementi sono considerati secondo il principio di cassa, seguendo quindi incassi e pagamenti, altri mantengono il principio di competenza.

Alla luce delle novità introdotte, le imprese che applicano il regime di contabilità semplificata, a partire dal 01/01/2017, devono determinare il reddito imponibile come differenza tra:

 

AMMONTARE DEI RICAVI (art. 85 TUIR) E ALTRI PROVENTI (art. 89 TUIR)

percepiti nel periodo di imposta *

e

AMMONTARE DELLE SPESE

sostenute nel periodo stesso nell'esercizio d'impresa **

 

* Nel calcolo dell'imponibile devono essere considerati anche i ricavi di cui all’articolo 57 del TUIR, ovvero il valore normale dei beni destinati al consumo personale o familiare dell’imprenditore, e dovranno computarsi in aumento i proventi immobiliari (articolo 90, comma 1, TUIR), le plusvalenze (realizzate ai sensi dell’articolo 86, TUIR) e le sopravvenienze attive (articolo 88);

** Tra i componenti negativi dovranno essere calcolati in diminuzione minusvalenze e sopravvenienze passive (di cui all’articolo 101 TUIR), le quote di ammortamento, le perdite su crediti, l'accantonamento TFR e le deduzioni forfetarie. Viene eliminata la possibilità per i soggetti in regime di contabilità semplificata di dedurre i costi concernenti contratti da cui derivavano corrispettivi periodici (es.: contratti di locazione, di assistenza contabile, di somministrazione di gas, luce), relativi a spese di competenza di due periodi d’imposta e di importo non superiore a 1.000 euro (con riferimento al costo indicato nel documento di spesa, al netto dell’IVA), nell’esercizio in cui veniva ricevuta la fattura anziché alla data di maturazione dei corrispettivi.

 

ATTENZIONE: Nel nuovo regime semplificato non dovranno più essere rilevate ai fini della determinazione del reddito le esistenze e le rimanenze. La loro rilevazione è comunque necessaria per il calcolo dei nuovi indici d affidabilità fiscale, che, a partire dal periodo di imposta 2017, sostituiscono gli studi di settore. Il reddito del periodo di imposta in cui si applicano le nuove disposizioni deve essere ridotto dell’importo delle rimanenze finali che hanno concorso a formare il reddito dell’esercizio precedente secondo il principio della competenza.

Nell’anno di transizione (2017 o seguenti) le esistenze iniziali rilevano tra i costi, mentre diventano irrilevanti le rimanenze finali.

Non vengono più rilevati ratei, risconti; non vengono più rilevate neanche le fatture da emettere e da ricevere.

 

Esempio:

Fino al 2016: se la farmacia in regime semplificato ha venduto nell’anno per 400.000 euro (in parte riscossi e in parte no) e ha acquistato merce e sostenuto costi per 300.000 euro (in parte non pagati), il reddito imponibile da tassare ammonta a 100.000 euro. Le movimentazioni finanziarie, cioè incassi e pagamenti, non hanno nessun rilievo ai fini della determinazione dell'imponibile.

Dal 2017: Se la stessa farmacia riscuote nel 2017 dal SSN e dall’utenza pagante complessivi 400.000 euro e paga le fatture per merce (e altre spese) con una dilazione di 90 giorni, perciò per un importo, diciamo, di 220.000 euro, il reddito determinato secondo il principio di cassa diventa improvvisamente di 180.000 euro, superiore rispetto alla prima ipotesi.

La contabilità semplificata, per le farmacie, non rappresenta la migliore soluzione, poiché dal lato dei ricavi i farmaci dispensati agli assistiti dal SSN vengono pagati nel breve termine e i prodotti non-farmaci generano incassi immediati, mentre dal lato degli acquisti si riscontrano consistenti dilazioni nei pagamenti ai fornitori.

La contabilità ordinaria presuppone maggiori adempimenti, come quello della redazione di una situazione patrimoniale (stato patrimoniale) della farmacia al 1/1/2017 che evidenzia i crediti e i debiti al 31/12 e come la rilevazione, nel corso dell’esercizio, di tutti i movimenti finanziari inerenti l’attività.

Tali maggiori adempimenti, però, permettono la rilevazione di ogni singolo movimento o accadimento all'interno della farmacia e garantiscono una maggior quantità di dati per la programmazione e il controllo dell'attività.

 

 

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Fabio Rocci

Dottore Commercialista e Revisore Legale

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Website www.rocciconsulenze.it

 

 

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